Gita in Boemia. All’estero come a casa.

Con la nostra visita in Austria abbiamo colto l’occasione di fare un po’ di vacanza e andare in una fattoria del Muehlviertel, proprio al limitare della Selva Boema e del confine con la Repubblica Ceca.

Come non approfittare di questa vicinanza per fare una capatina all’estero? La mia famiglia perlomeno ha lo sconfinamento nel sangue, per cui in una uggiosa giornata abbiamo approfittato per fare una gita in macchina in Terra Boema, lontano da strade principali.

Dal punto di vista storico e geografico la Boemia è intimamente legata all’Austria e all’Impero Asburgico: già dal 1526 venne dominata dalla casa d’Asburgo, e Praga fu capitale del Sacro Romano Impero tra il XIV ed il XV secolo, ma ne rimase a lungo uno dei centri storici, politici e culturali più importanti della Mitteleuropa. Dal 1806 la Boemia entrò a far parte dell’impero Austriaco e dal 1864 dell’Impero Austro-Ungarico, pur mantenendo una sua identità culturale e nazionale. Insomma è come andare all’estero rimanendo un po’ a casa…

Nel nostro giro turistico siamo entrati nella Selva Boema (tedesco: Böhmerwald; ceco: Šumava) arrivando a Přední Výtoň. Nella Selva Boema abbiamo attraversato sull’unica strada dritta un tratto di foresta silenziosa, priva di costruzioni, quel tratto che ai tempi della Cortina di Ferro era diventata una sorta di Niemandsland – una terra di nessuno -. Come generazione che ha ancora ricordi di infanzia di questo periodo sono riemersi i ricordi infantili delle lunghe ore di attesa al confine, in questa terra di nessuno, silenziosa e tetra, dove si sentivano spari e cani abbaiare… proprio come nei film. Un’aura di mistero avvolge ancora questo territorio boscoso, buio, aghiforme, che lo fa rassomigliare anche un po’ ad un bosco delle favole.

 

 

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Frymburk
Frymburk

Da Přední Výtoň, un piccolissimo paesino sul lago, abbiamo costeggiato il lago artificiale della Moldova che prende il nome di Lipno, attraversando nuovamente parti di Selva Boema, su e giù per queste bellissime colline dolci ed ondeggianti ricoperte di bosco, raggiungendo anche i 900 m di altitudine, fino ad arrivare a Frymburk, un altro paesino turistico e colorato. Tutta la zona intorno al lago è decisamente turistica, ciclisti, monopattini, pattinatori su strada, così come le canoe sul lago e sulla Moldova, dove si può fare anche rafting e giri in barca.DSCN2108

A Frymburk abbiamo pranzato in un ristorantino molto curato ad un prezzo decisamente modico. Qui ho assaggiato una torta al miele inimitabile, che mi sono ripromessa di fare. La moneta è la corona ceca, con un cambio di valuta pari a Euro 1,00 = CC 25,00.DSCN2121

Da Frymburk siamo arrivati a Český Krumlov (ted: Krumau), cittadina caratteristica costruita all’interno dell’insenatura della Moldova e patrimonio culturale dell’UNESCO. Qui ha vissuto per più di un anno Egon Schiele, uno dei miei pittori preferiti, rappresentante della corrente espressionista all’interno del movimento della Secessione Viennese.DSCN2138

Krumau è il filo che lo lega alla madre, originaria, appunto, di questa cittadina, con la quale i rapporti già complicati si erano deteriorati, anche a causa delle aspettative non esaudite da entrambe le parti: Schiele colpevolizza la madre di freddezza nei confronti del padre malato e di incomprensione per il suo talento artistico, mentre Marie Schiele rinfaccia al figlio di non sostenerla nelle difficoltà economiche familiari, dovute anche alla malattia paterna, e di perseguire il suo narcisismo artistico.

Nel 1907 conosce Gustav Klimt, che avrà un grande influsso sul suo stile, che lo aiuta nel suo percorso artistico e che lo aiuta anche economicamente procurandogli modelle, presentadogli potenziali committenti, comprandogli dei disegni. Personalmente considero Schiele un genio artistico, prigioniero della realtà che lo circonda, un genio la cui irrequietezza interiore lo porta a dipingere delle opere realistiche e precise che al contempo distorce con linee forti, nodosità e tratti di pennello violenti, che rendono le figure nodose e nervose, i quadri ed i disegni vengono defraudati della loro potenza fotografica dall’espressione interiore dell’artista attraverso gli accostamenti di colori vividi e contrastanti: il bianco con il nero ed il rosso. Schiele abbandona l’Accademia di Belle Arti nel 1909, dove si sente imprigionato nella classicità della tradizione stilistica. Viene sostenuto da Klimt che gli permette di esporre le sue opere alla Kunstschau, la mostra degli artisti della Secessione, collocandolo così anche all’interno del gruppo. Nel 1910 Schiele si emancipa anche dall’influsso di Klimt, ma le sue opere, considerate scabrose, non trovano il successo sperato a Vienna.

 

Nel 1910 decide di lasciare Vienna di cui si è stancato, una nuova fuga, questa volta dalla grande città, troppo cara e che non gli permette di guadagnarsi da vivere con l’arte. Dapprima intraprende dei viaggi a Krumau, la cui popolazione – come in tutta la Boemia del Sud- era soprattutto di madrelingua tedesca, dove poi si trasferisce nel 1911 (ventunenne) con la sua compagna e modella Wally Neuzil (ancora diciassettenne). Qui dipinge molti quadri della pittoresca cittadina, che lo affascina per gli stili diversi – dal Gotico al Rinascimento, al Barocco – che si sovrappongono nelle vie strette e contorte. Schiele rappresenta nei suoi quadri il caratteristico incastro degli edifici di questa città, con una precisione incredibile, nonostante la lontananza dalla rappresentazione reale. Il suo stile rende estranea la visione di Krumau, nonostante i quadri siano basati su studi quasi fotografici della città. Paragoni tra foto scattate di prospettive della cittadina e opere di Schiele si trovano nella “Egon Schiele Galerie”, nel centro di Krumau.

Risiede qui per circa un anno e mezzo, la prima accoglienza positiva si tramuta presto in diffidenza ed emarginazione da parte degli abitanti, che non vedono di buon occhio la convivenza con la giovane modella e lo stile di vita libertino dell’artista. Krumau è la città rappresentata anche nel ciclo di opere “Die Tote Stadt”, dove l’espressionismo di Schiele deforma gli edifici visti dall’alto in una rappresentazione molto soggettiva di bianchi e di neri.

DSCN2139Nella Galleria a lui dedicata nel centro di Krumau vi sono mostre di artisti moderni e contemporanei, mentre alcune opere e disegni di Schiele occupano tutto il primo piano in una mostra permanente.

Dopo Český Krumlov abbiamo proseguito il viaggio in direzione České Budějovice (Tedesco: Böhmisch Budweis), la città dell’omonima birra. Anche Budweis è legata culturalmente all’Austria, avendo avuto la funzione di far parte dell’asse Vienna-Linz-Budweis-Pilsen-Praga. All’inizio del 19. secolo (1825-1932) fu creata la prima linea ferroviaria a cavalli che collegava Linz a Budweis, importantissima per il trasporto del sale dalle miniere del Salzkammergut.

Anche qui la maggior parte della popolazione fino alla fine del 19. secolo era di lingua tedesca e Budweis con il sud della Boemia rappresentava un’isola linguistica tedesca.

Anche oggi il tedesco è la prima lingua straniera, che viene parlata fluentemente in tutti i negozi e caffetterie del centro. L’ampia piazza con edifici in stile barocco e portici è dedicata al re boemo Přemysl Otakar II, che con la fondazione della città diede anche il diritto di produzione della birra. Qui ci siamo fermati a bere la “VERA” Budweiser Budvar godendoci la vista della piazza grandissima al suono del carillon del municipio.

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Ci tengo a precisare e a sottolineare quanto può essere complicata e controversa la storia di un diritto di marca. Qual’è la vera Budweis? La “Budweiser Bürgerbrauerei AG” (Budějovický měšťanský pivovar a.s.) , oppure la “Budweiser Budvar” (Budějovický Budvar n.p.), oppure la “Budweiser – Bud” americana (Anheuser-Busch Companies)?

Naturalmente la questione non è così semplice ed il contenzioso tra le marche è stato solo in parte risolto dall’Unione Europea nel 2010… La tradizione birraia ha origine a Budweis nel 13. secolo con la fondazione della città. Ma già nel 19. secolo nasce la concorrenza tra due birrifici: la Budweiser Bürgerbräu, fondata già nel 1795 da cittadini di lingua tedesca e l’odierna Budweiser Budvar, nata un secolo dopo come società per azioni “Český akciový pivovar” da cittadini cechi in concorrenza al birrificio di origine tedesca. Le due marche, così come la Pilsner, vengono “esportate” (da emigranti boemi) e consumate in America, dove un mastro birraio, il Sig. Anheuser, si ispira al tipo di fermentazione tipico di questa birra chiara proveniente da Budweis per fare un prodotto nazionale americano. Nel 1878 la compagnia Anheuser-Busch deposita il marchio “Budweiser”.

Solo nel 1895 viene fondata appunto da cittadini cechi la sopra nominata società per azioni “Český akciový pivovar”.

Il contenzioso per il diritto del marchio comincia già nel 1907, visto che in America “Budweiser” fungeva da definizione del prodotto stesso.

Nel 1945 però i due birrifici cechi vengono statalizzati, si rinuncia all’utilizzo della definizione tedesca Budweiser e l’export al di là del blocco sovietico diventa quasi inesistente.

Questo favorisce naturalmente il commercio in Europa della Budweiser americana. Solo dopo il 1989 la “Budweiser Budvar” torna all’attacco, dapprima in Europa, successivamente anche sul mercato americano, dove però deve chiamarsi “Czechvar” a causa del marchio registrato della concorrenza.

Per quanto riguarda l’Europa viene stabilito solo nel 2010 che “Budweiser”, “Budweiser Budvar” e “Budvar” sono marchi di fabbrica protetti, sui quali l’azienda americana Budweiser non si può arrogare alcun diritto, visto che il birrificio ceco vanta i diritti più vecchi sul nome del marchio.DSCN2141

Nel 2012 Anheuser-Busch compra i diritti sul marchio della Budweiser Bürgerbräu, assicurandosene il nome anche in Europa.

Budweiser” è il primo contenzioso della storia sui diritti di un marchio.

Concludo con questo post più ricco di nozioni e meno di impressioni che la Boemia è una regione degna di essere visitata, da vivere a livello culturale, eno-gastronomico e naturalistico.

È difficile ridurre in un paio di pagine le impressioni che offre questa regione. Per questo ho pensato di renderle con un po’ di storia che la concerne e con le fotografie. Mi sono ripromessa di tornare presto nella Repubblica Ceca, probabilmente a Pilsen, che sarà nel 2015 Capitale Culturale Europea.

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