La festa di San Martino tra oche e lanterne

Amo l’arrivo dell’autunno e del freddo, con le temperature che scendono di notte, mentre di giorno ci si gode ancora il sole tiepido con un’aria cristallina! Il bello dell’autunno è che queste giornate terse si alternano alle umide giornate nebbiose, con un’atmosfera spettrale, e alle uggiose giornate novembrine, con una pioggerella intensa che ti penetra nei capelli, nelle scarpe e ti fa assaporare il calduccio di casa con un té caldo vicino al termosifone o alla stufa a legna (chi ce l’ha!) ;-).
L’autunno riunisce tutti i tipi di tempo meteorologico, così come tutti i colori!

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Il periodo di fine ottobre-primi di novembre è un periodo di transizione, di passaggio dalla luce dell’estate al buio dell’inverno, con il cambio dell’orario che diventa solare, tornando così ai ritmi della natura, con le giornate che si accorciano, con la celebrazione dei morti, con la fine delle attività campagnole, si passa dall’esterno all’interno.
Oltre ai giorni molto importanti dal 31 ottobre al 2 novembre, che segnano questo passaggio nell’autunno avanzato, un’altra data importante è l’11 novembre, il giorno di San Martino, che ha un significato molto importante in tutta Europa, seppur con tradizioni diverse.
Nella pianura padana ed in molte zone rurali si usa l’espressione “fare San Martino”, nel senso di traslocare. Questa espressione trova le sue origini nella situazione dei mezzadri e braccianti che lavoravano nei poderi sotto padrone: la fine dei raccolti e dell’anno lavorativo contadino coincideva proprio con la settimana intorno all’11 di novembre, dove il padrone decideva se i propri mezzadri sarebbero rimasti anche l’anno successivo. In caso contrario questi dovevano effettuare un vero e proprio trasloco, cercando un nuovo podere ed un nuovo padrone.
In Austria invece le tradizioni di San Martino sono legate più all’aspetto leggendario della figura di questo santo: oltre al classico pranzo con un bel Martinigansl, l’oca di San Martino, c’è anche la tradizione, specialmente nelle scuole, del Lanternenzug, la processione di lanterne.
A Salisburgo una delle tradizioni che più mi affascinava era proprio questa “lanternata”, accompagnata dalle canzoni tradizionali dei bambini delle scuole la sera di San Martino. La meta di questa processione è in genere un ospizio o un ospedale, al fine di allietare così i malati o gli anziani con le loro canzoni.

"Ich geh mit meiner Laterne
 und meine Laterne mit mir.
 Dort oben leuchten die Sterne und unten,
 leuchten wir.
 Laternenlicht, verlösch mir nicht!
 rabimmel- rabammel-rabum
Ich geh mit meiner Laterne
 und meine Laterne mit mir.
 Dort oben leuchten die Sterne und unten,
 leuchten wir.
 Mein Licht ist aus, ich geh nach Haus.
 rabimmel- rabammel-rabum"
"Laterne, Laterne,
 Sonne, Mond und Sterne,
 brenne auf mein Licht,
 brenne auf mein Licht,
 aber nur meine liebe Laterne nicht."

Questa processione di lanterne è un bellissimo gesto improntato sulla tradizione cristiana e sulla leggenda di San Martino – non solo la processione di lanterne che accompagnò il corpo del santo a Tours – ma anche la storia del soldato Martino, che sul suo cavallo incontra un povero che ha freddo e taglia a metà il suo mantello per coprirlo. Dopo questo gesto Martino non sente più il freddo, ma si sente riscaldato da un caldo interiore ed anche il tempo si rischiara e diventa bello, che ha dato origine alla definizione “l’estate di San Martino”, riferita alle belle giornate della prima settimana di novembre. La notte successiva gli appare in sogno Gesù che dice ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito».

Questa è una delle tradizioni che più mi affascinava in Austria e a cui avrei rinunciato più malvolentieri dopo il nostro trasferimento in Italia. Ma le culture si sovrappongono e grazie alla scuola Waldorf di Cabriolo, La Casa d’Oro, abbiamo potuto vivere e continuare questa tradizione anche qui. Quest’anno la mia bimba è grande e l’ha vissuta coscientemente e attivamente, con la costruzione della lanterna, i canti, l’atmosfera magica di questo gioco di luce e buio.

Un’altra tradizione è mangiare l’oca di San Martino. Anche in questo caso la storia narra del fatto che Martino era riluttante a diventare vescovo, per cui si nascose in una stalla piena di oche. Lo starnazzare e il rumore che queste fecero rivelarono il suo nascondiglio.
In Austria ed in alcune regioni montane si festeggia questo giorno con la Martinigansl, cioè l’oca arrosto.Trattandosi della chiusura dell’anno lavorativo contadino, in un ambiente in cui si mangiavano solo cereali e polenta, la grassa oca ripiena con pane e castagne, con contorno di canederli e patate rappresentava un po’ una festa di Capodanno.
Per l’occasione sono andata proprio alla ricerca dell’oca, ma non essendo una nostra tradizione, non sono riuscita a trovarla da nessuna parte… per cui ho ripiegato su un altro volatile ricercato e sicuramente più apprezzato nelle nostre zone: la FARAONA!
Per completare il cenone ho aggiunto il Böhmischen Knödel (canederlo della Boemia) con i Kartoffelpuffer (frittelle di patate) ed una salsina al melograno, visto che abbiamo finito la Preiselbeermarmelade acquistata in Austria.

MARTINIPERLHUHN ANSTATT MARTINIGANSL !! 😉

Qui sotto vi lascio le ricette della faraona ripiena. Vi auguro in bocca al lupo nell’avventura del disosso, perché non è facile come in un pollo, al limite riempitela così com’è e tirate via le ossa quando è già cotta. Il Böhmischer Knödel e i Kartoffelpuffer verranno presentati prossimamente su scappiamo.net

Ingredienti per la faraona:
  • 1 faraona
  • 1 cipolla
  • 2 spicchi di aglio
  • sale q.b.
  • 2 rametti di rosmarino
  • 1 rametto di menta
  • 3-4 foglie di salvia
  • olio q.b.
Ingredienti per il ripieno:
  • 1/2 cipolla tritata
  • 1 noce di burro
  • 5 castagne bollite e sminuzzate
  • 1 carota tagliata a cubetti
  • pane raffermo (1/2 ciabatta)
  • latte q.b.
  • 1 uovo
  • sale q.b.
  • menta tritata
  • rosmarino tritato

Per la salsa al melograno:

  • 1 noce di burro
  • semi di 1 melograno
Preparazione:

Per il ripieno: rosolare per 5 minuti la cipolla tritata nel burro, aggiungere la carota. Nel frattempo bagnare il pane raffermo con poco latte. Quando il pane risulta leggermente ammorbidito, aggiungere tutti gli altri ingredienti: cipolle e carote soffritte, castagne, erbe, sale e l’uovo. Impastare il tutto con le mani finché risulta un composto abbastanza omogeneo ma leggero (non deve essere molto compatto).

Per la faraona: a questo punto pulire bene la faraona dalle penne restanti, salarla dentro e fuori e riempirla con il ripieno.
Un appunto: chi ha disossato la faraona deve cucirla , ma non serve chiuderla, perché il ripieno non aumenta molto di volume.
Adagiarla in una teglia alta con un filo d’olio, la cipolla a cubetti e gli spicchi d’aglio in camicia. Aggiungere le spezie e rosolare nel forno a 180° C per circa 15 minuti. In seguito aggiungere il brodo poco per volta e bagnare ripetutamente la parte superiore della faraona con il suo sugo.
Cuocere per circa 2 ore.

Per la salsa: sgranare un melograno e metterne i semi in un pentolino con 1 noce di burro. Cuocere finché il tutto non assume la consistenza di una marmellata (circa 10 minuti). Passare la salsa con un colino a maglia fine, schiacciando bene i semi con un cucchiaio e avendo cura di raccogliere tutto il succo.

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A questo punto Vi auguro una bella festa di San Martino con una candelina romantica sul tavolo o con una bella lanternata!
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