La maratona di Carnevale dall’Appennino alla Bassa

Il Carnevale o si ama o si odia!

C’è chi mai e poi mai si travestirebbe i vita sua e guarda questo periodo dell’anno con distacco, ma c’è chi ama il Carnevale in tutta la sua libertà e trasgressione.

Io appartengo alla seconda categoria: fin dai miei primi ricordi penso di essermi mascherata, da bambina, da adolescente e da adulta…  Adoro la connotazione del Carnevale: la trasgressività, l’anarchia, la libertà, il rovesciamento dei ruoli, l’abbattimento delle barriere, la permissività e la tolleranza di questo periodo, il tutto farcito con una buona dose di umorismo e (auto)ironia.

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medico pesteIl Sig. Carnevale viaggia attraverso i tempi della cultura indoeuropea unendo (come altri periodi dell’anno) il mondo dei morti a quello dei vivi. Immaginatelo come l’altezzosa figura veneziana del dottore della peste che estremizza i sentimenti, mescolando la sofferenza e la parte più cupa della malattia con il lato buffonesco e folle di questo periodo.

Oppure come la bauta, la tipica maschera dell’anonimato, che rendeva irriconoscibile chiunque la indossava, utilizzata sia da uomini che da donne per tenere ben divisi i confini tra caos e norme, tra ego e super-io, tra trasgressione e castità.

bauta

Nonostante le sue radici cristiane che lo situano come ultima festa orgiastica nella settimana precedente al mercoledì delle Ceneri e al periodo di digiuno e astinenza della Quaresima (dal lat. carnem levare), forme simili di festeggiamento hanno origini ben più antiche, come le dionisiache greche o i saturnali romani, durante le quali si scioglievano gli obblighi sociali e le norme venivano stravolte.

Proprio lo stravolgimento dei ruoli e la temporanea assenza di regole rendono il Carnevale così affascinante e inquietante alle stesso tempo:

  • Ci travestiamo da chi vorremmo essere
  • Ci mascheriamo per ironizzare e prendere in giro qualcuno
  • Con il travestimento vogliamo provocare una reazione (risata, stupore, ammirazione, ecc.)
  • Ci mascheriamo per non essere riconosciuti
  • Ci travestiamo per essere belli
  • Ci mascheriamo per ridere del nostro travestimento

In Austria mi è stato raccontato che il periodo carnevalesco (die Faschingszeit) inizia con San Martino: l’11.11 alle ore 11:11, in futuro Vi racconterò le motivazioni di questo inizio, legato come tanti altri eventi all’annualità agreste.

In Italia i festeggiamenti si restringono al mese di febbraio, specialmente nella settimana di Carnevale, da giovedì grasso a martedì grasso.DSCN0930

In provincia di Parma i festeggiamenti carnevaleschi sono molto sentiti, con sfilate di carri di cartapesta in diverse città, in cui ormai sono diventati tradizione.A Salsomaggiore Terme dal 2010 è tornato il Carnevale dei Piccoli, con la sfilata di 4-5 carri organizzati e costruiti dalle scuole materne e dai circoli locali dei dintorni. Seppur di piccole dimensioni questo Carnevale è stato una riscoperta che ha visto una grande partecipazione di abitanti della città con carri divertenti che si rivolgono ad un pubblico giovane.DSCN0931-001DSCN0932A Fidenza continua la tradizione del “Cränväl di päjòn“… “Päjòn“, la mia parola preferita… la ripeterei all´infinito… se qualcuno riesce a spiegarla meglio ben venga!! La parola “päjòn” significa “pagliericcio, paglione”, la parte del letto sulla quale si dorme, insomma il vecchio materasso. Vestirsi da “päjòn” vuol dire travestirsi da Carnevale usando i vestiti che si hanno in casa, inventarsi un travestimento buffo con quello che si ha. Anche la mascherata da “päjòn” non simboleggia un personaggio, ma un travestimento un po’ matto, carnevalesco. 20130210_150309

Cosa sconosciuta tra i bambini di oggi che insistono per avere un travestimento di massa a basso costo piuttosto che “inventarsi” con i tesori nascosti nell’armadio. Dopo questa paternale avete naturalmente indovinato la mia “tenera” età! 😉DSCN0927DSCN0569Ma uno dei Carnevali storici più sentiti e festeggiati è a Busseto: una vera e propria apoteosi carnascialesca con la sua sfilata di carri che viene ripetuta per tre settimane di seguito, con carri allegorici, sarcastici, politici, provocatori, d’attualità, a cui si alternano bande di paese con majorettes, circoli culturali e associazioni, persino singoli personaggi con idee strampalate, tutti rigorosamente mascherati, mossi dalla passione della partecipazione.

20140223_161210-00120140223_174940-001Questo è il vero Carnevale chiassoso, con tanti decibel di troppo, una folla di gente tra cui perdersi (ma a Busseto non ci si perde 😉 ), stelle filanti e lotte di coriandoli fino all’ultimo colpo, che i bambini raccolgono dai mucchi formatisi a terra, tali da tornare a casa e trovarseli nei calzini e nella biancheria intima. Ricordatevi: tutti anticorpi!! 😉 Anche dopo giorni si continuano a raccogliere coriandoli per casa, nascosti chissà dove, nonostante docce, lavatrici e aspirapolvere. 20140223_170551-001Coriandoli che anche dopo aver bruciato il Carnevale ci ricordano il profumo delle “sprelle” gustate con un bel bicchiere di vino bianco sotto i portici di Busseto.

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