Frozen, il Regno di Ghiaccio. Altrimenti detto “Eisriesenwelt”

Un gioiello naturale di 5 milioni di anni, scoperto solo 150 anni fa. Incastonato e scavato nella catena montuosa del Tennengebirge, a pochi km da Werfen, a 1.641 m di altitudine, quasi irraggiungibile, fu scoperto da Anton von Posselt nel 1879, un alpinista e naturalista, che dopo un’arrampicata di 10 ore raggiunse l’entrata della grotta e vi entrò, scoprendo questo Regno di Ghiaccio. Posselt scoprì la Piramide di Ghiaccio che si erge sopra una parte della coperta ghiacciata, “der Große Eiswall”, che scende fino all’entrata della grotta per un’altezza di circa 25 m. Posselt, dovendo tornare sui suoi passi, segnò con una croce il punto in cui era arrivato, circa 200 m all’interno. A lui è stata dedicata la Piramide che si erge sopra i primi metri di questa Lingua di Ghiaccio.

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Ma partiamo dall’inizio… già il percorso è un’avventura: da Werfen (550 m di altitudine) si raggiungono in macchina o con il bus navetta in 6 km i circa 1.000 m s.l.m., una salita ripida e piena di curve, fino ai parcheggi all’ingresso dell’mondo dell’Eisriesenwelt. Siamo sul lato sud dell’Hochkogels. Dall’entrata c’è un percorso panoramico a piedi di circa 20 minuti fino alla a funivia, mozzafiato, dove si può ammirare la Valle del fiume Salzach, il Tennengebirge e l’Hagengebirge. Questa funivia ripidissima supera in soli 3 minuti di ascesa un dislivello di 500 m. Non guardate in basso se soffrite di vertigini! Fate comunque i conti con le orecchie tappate!

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Dalla funivia ci sono ancora 20 minuti di cammino… con una vista spettacolare di burroni scoscesi, di tutta la catena montuosa sulla valle della Salzach e sopra le Vostre teste si erge la “Beisszange”, la tenaglia, una formazione rocciosa che dà il nome al sentiero fino alle grotte.

A differenza delle escursioni alle malghe qui Vi trovate su un percorso “costruito” per tutti nel bel mezzo di montagne rocciose e ripidi baratri.

Ai lati di questo cammino partono sentieri per alpinisti esperti da fare con le corde. Anche eventuali escursioni più semplici dalla baita Dr. Oedl sono comunque su sentieri stretti e ripidi, “Steige”, e non su ampi e  e comodi “Wanderwege” – in italiano sempre sentieri.

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Ora ci troviamo all’ingresso delle Grotte e ci prepariamo alla nostra “Höhlenfahrt”, il viaggio nella grotta, un gioco di parole usato dagli alpinisti per la somiglianza delle parole “Höhle”grotta – con “Hölle”inferno.

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Le guide distribuiscono delle vecchie lampade a carburo… eh sì, nella grotta non c’è elettricità, e anche se il percorso è delimitato da assi e gradini di legno, si cammina nel buio pesto della grotta glaciale. Attenzione perché non appena si apre la porta, il vento dovuto all’escursione termica potrebbe spegnere anche la lampada che tieni in mano!

E ora si scende nel freddo dell’“Eisriesenwelt”, il Gigante Mondo del Ghiaccio, investiti da una folata di vento che può raggiungere anche i 100 km/h a seconda della calura esterna, all’interno delle grotte calcaree che si estendono per 42 km all’interno della montagna. Ma noi rimaniamo nella “gola” della grotta, nella parte gelata, che si estende solo per il primo kilometro. Cominciamo a marciare sui 700 gradini che ci fanno risalire la Lingua di Ghiaccio fino al punto più alto della grotta. La nostra guida ci precede illuminando con una lampada al magnesio il cammino e le sculture di ghiaccio, che hanno sempre tre nomi: il nome dell’esploratore che le ha scoperte, il nome di un dio germanico della saga della Edda e il terzo nome è quello che secondo noi rappresentano… Nome che può cambiare, perché ogni anno il ghiaccio aumenta in inverno e si scioglie in estate e le sculture naturali cambiano la loro forma.

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L’“Elefante” si è tramutato in un delfino o uno squalo, il “Velo di Frigga” si è tramutato nel profilo di un viso di donna con una cascata di capelli che dalla fronte scende in forma di stalattiti di ghiaccio. Una nuova figura è l’orso polare, e poi c’è la “Fortezza di Hymir”, una montagna ghiacciata, con colonne, passaggi, sale… tutto si può toccare con mano. Attraversando uno stretto e ventoso passaggio si costeggia un Lago di Ghiaccio, lo “Sturmsee”, si arriva in una caverna altissima, dal pavimento ghiacciato e dall’acustica fenomenale, nella quale si esercitavano gli atleti di pattinaggio artistico a ritmo di musica, quando ancora le piste di pattinaggio erano “naturali”.

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E passo dopo passo, gradino dopo gradino, si torna verso l’uscita, ma fermandosi ancora davanti alla Parete di Ghiaccio, levigata dal vento, sulla quale si possono vedere tutti i colori e gli strati di ghiaccio sovrappostisi nel corso dei millenni, da quello azzurro e trasparente, gelato velocemente, a quello bianco opaco, gelato lentamente, agli strati rossastri, contenenti ferro, ai sottili strati di impurità calcaree, portate e levigate dal vento.

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All’uscita, dopo aver spento e consegnato le lanterne, si rimane increduli ad ammirare il panorama che si estende di fronte a noi, mentre le dita si scongelano al tepore della giornata estiva

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Dopo un tuffo nel Regno di Ghiaccio!

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